La banalità del male

1468565123-lapresse-20160715015312-19971629-1Hanna Arendt. La seconda persona che mi è venuta in mente mentre leggevo l’Ansa dell’attentato a Nizza è stata Hanna Arendt. La prima è stata Dante, che con la frase “Temer si dee di sole quelle cose c’hanno potenza di fare altrui male” mi stava indicando cosa comprendere dell’accaduto: il male.

Alle 22.30 un camion ha investito centinaia di persone presenti sul lungomare di Nizza per assistere ai fuochi d’artificio del 14 Luglio. Un attacco terroristico pieno di valore comunicativo: una sera di festa, una località ricca della Costa Azzurra,  una modalità di esecuzione molto semplice. E’ stato il simbolo della volontà estremista di rappresentare la rottura, come se volessero dirci “non state tranquilli, noi non smettiamo di uccidere”.

PARIS, FRANCE - NOVEMBER 15: A young boy places flowers outside Cafe Bonna Biere as France observes three days of national mourning on November 15, 2015 in Paris, France. As France observes three days of national mourning members of the public continue to pay tribute to the victims of Friday's deadly attacks. A special service for the families of the victims and survivors is to be held at Paris's Notre Dame Cathedral later on Sunday. (Photo by Christopher Furlong/Getty Images)Orribile quanto banale. L’atto di commettere il male, scrive Arendt, è dovuto non ad un’indole maligna quanto ad una completa inconsapevolezza del peso che hanno le  azioni. Alla vista di Eichmann, Hanna Arendt scrisse che “le azioni erano mostruose, ma chi le fece era pressoché normale: ne’ demoniaco, ne’ mostruoso”.

Il male non è mai banalizzabile, ma – anche quello più radicale – può essere fatto da persone banali. Come era Mohamed Bouhlel,  franco tunisino di 31 anni, divorziato con tre figli. Una persona come tante che ha ucciso 54 bambini e ferito circa 100 persone. Una persona banale, con una vita banale, che ha trovato nell’estremismo il modo per sentirsi parte di qualcosa. 

La banalità del male. La Arendt mi è venuta in mente forse perché ha espresso una sensazione per metà di sgomento e per metà di delusione, un tipo di sensazione che si può provare solo di fronte le tragedie di cui siamo tutti quotidianamente testimoni. E’ una riconciliazione forzata con la realtà quella che ci impongono queste vicende; ci rendono riflessivi, ci trafiggono proprio nel momento in cui proviamo a dimenticare. Ci colpiscono a morte, mentre siamo sognanti con i nasi all’insù a guardare il cielo, con gli occhi piedi di colori grazie ai giochi pirotecnici di un giorno di festa. Ci colpiscono a morte così, mentre siamo come i 54 bambini della strage di Nizza.

Suania 

 

“Quel che ora penso veramente è che il male non è mai ‘radicale’, ma soltanto estremo, e che non possegga né profondità né una dimensione demoniaca. Esso può invadere e devastare il mondo intero, perché si espande sulla superficie come un fungo”. H.Arendt

 

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