Una seduta dal mio analista Pirandello

header-6-pg-in-cerca-autoreHo incontrato per la prima volta  “Sei personaggi in cerca d’autore”  intorno ai quindici anni studiando teatro: l’ho letto, ho imparato la mia parte da copione e sono andata in scena, molto probabilmente senza capirne il senso. Ho incontrato, la seconda volta, questo testo nei manuali di letteratura dell’Università, quelli talmente grossi che, per contenere tutto, traducono un capolavoro letterario in tre righe. La terza volta che l’ho incontrato è stato per necessità. Durante lo studio de Il Sistema Mimetico di Gianfranco Pecchinenda, la trattazione di Pirandello ha acceso in me una spia, un bisogno.

E così che Pirandello è diventato il mio attuale analista. Ah, ne ho avuti di analisti grandiosi: da Dante a Foscolo, da Borges a Sciascia. D’altronde è questo il ruolo della letteratura nella mia vita, mi ha fatto sempre da analista.

pirandello-rossoPirandello cade a pennello nel momento che sto vivendo, come se l’avesse percepito e dalla mensola della libreria mi avesse chiamato. Sei personaggi in cerca d’autore è la storia di una rappresentazione che non si può realizzare perché l’autore si rifiuta di scriverne il dramma e perché gli attori non sono in grado di dar forma all’idea concepita dallo stesso a causa dei limiti loro contingenti e da quelli intrinsechi al teatro stesso.  Pirandello svuota il dramma borghese dall’interno e lo rifiuta del tutto: oggetto dell’opera è proprio questo rifiuto.   

Aldilà dei tecnicismi strutturali della letteratura, il mio trattamento psicoanalitico con Pirandello ha toccato temi estremamente rilevanti per quella che “non amo definire” la mia “generazione social network”.

Il primo tema è l’incapacità di comunicare, comunicare sul serio.  Il Padre mi dice infatti: “Ma se è tutto qui il male! Nelle parole! Abbiamo tutti dentro un mondo di cose; ciascuno un suo mondo di cose! E come possiamo intenderci, signore, se nelle parole ch’io dico metto il senso e il valore delle cose come sono dentro di me; mentre chi le ascolta, inevitabilmente le assume col senso e col valore che hanno per se’, del mondo com’egli l’ha dentro? Crediamo d’intenderci; non c’intendiamo mai!”. Questa incapacità di comunicare è dovuta alla visione estremamente soggettiva (e sconosciuta agli altri) che abbiano di tutto ciò che ci circonda (eventi, storie, persone, luoghi) per cui non riusciamo mai riconoscerci nella visione che gli altri hanno di noi.

guida-ai-sei-personaggi-in-cerca-dautore-di-pirandello_e28336ace094fc63287259ff53a77b84Il secondo tema del mio trattamento è il rapporto verità-finzione:a esseri vivi, più vivi di quelli che respirano e vestono panni! Meno reali, forse; ma più veri!” mi dice ancora il Padre. Le persone reali sono costruzioni fittizie e non possiedono maggiore realtà dei personaggi della finzione letteraria. Si dissolve così il confine tradizionalmente condiviso tra realtà e finzione, quella che crediamo essere realtà, non è altro che una finzione costruita bene.

Tema ultimo del mio trattamento è la maschera. Pirandello mi dice che “le maschere aiuteranno a dare l’impressione della figura costruita per arte e fissata ciascuna immutabilmente nell’espressione del proprio sentimento fondamentale, che è il “rimorso” per il Padre, la “vendetta” per la Figliastra, lo “sdegno” per il Figlio, il “dolore” per la Madre”. Persone mortali e (come in questo caso) personaggi immortali fissati nei sentimenti e nella visione soggettiva di una stessa storia.  Siamo un io frammentato che sfocia nel dualismo tra ciò che veramente è e ciò che manifesta all’esterno, tra l’essenza di noi stessi e la forma che ci impone la società, o che ci imponiamo da soli in relazione alle situazioni.

tumblr_nt6sddr3Bd1tnzq0mo1_500Nella nostra epoca è dunque impossibile rappresentare tragedie o drammi, ma solo “commedie da fare”, quelle in cui siamo noi stessi personaggi senza autore, rifiutati eppure convinti non solo d’aver diritto a raccontare la nostra versione della storia ma anche che quella stessa versione debba essere necessariamente ascoltata da qualcuno. Facebook spiegato da Pirandello: una generazione con addosso sempre una maschera; una che possa andar bene, che possa piacere…a chi? Dentro quelle maschere, troppo spesso, finiamo per restarci incastrati.

Ho accolto e realizzato quei sei personaggi – mi ha detto il mio analista Pirandello – li ho però accolti e realizzati come rifiutati: in cerca d’altro autore. Bisogna ora intendere che cosa ho rifiutato di essi; non essi stessi, evidentemente; bensì il loro dramma, che, senza dubbio, interessa loro sopra tutto, ma non interessava affatto me. E che cos’è il proprio dramma, per un personaggio? […] Il dramma è la ragion d’essere del personaggio; è la sua funzione vitale: necessaria per esistere. Io, di quei sei, ho accolto dunque l’essere, rifiutando la ragion d’essere.”

Qual è stato il consiglio del mio analista per guarire da tutto questo? Bhè non lo so, chiedetelo a Pirandello.

suania

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