Platone avrebbe votato Sì alle unioni civili

Amore-anonimoL’amore è ciò che sentiamo, un’emozione forte che non si capisce bene da dove proviene, un sentimento che ha spinto da sempre i poeti  a scrivere, i musicisti a comporre, i pittori a dipingere…

Platone ha iniziato a scrivere i primi dialoghi nel 395 a.C, in quella magnifica epoca di pensatori che, probabilmente, questa terra non partorirà più. Platone considerava il mito avente una doppia funzione: necessario espediente didattico per comunicare in maniera accessibile e intuitiva le più dure dottrine, da un lato.Mezzo per superare i limiti oltre i quali l’indagine razionale dell’uomo non riesce ad andare, dall’altro. Quindi, il mito, si configura come un vero e proprio strumento di verità.Platone non avrebbe mai immaginato di dover utilizzare il mito per aiutare noi – uomini di grande scienza del XXI secolo – a comprendere la semplicità dell’amore. 

Nel Simposio, infatti, è presente il Mito di Aristofane con il quale Platone si propone di trattare di quest’immortale tema; attraverso il mito il filosofo cerca di spiegare che in questa lega di sentimenti, il sesso  -inteso come identità di genere – c’entra ben poco.

Un dialogo che dovrebbe esser letto da tutti: grandi e piccoli, politici ed ecclesiastici. Ma soprattutto letto da tutti quelli che, convinti di esser nel giusto, vogliono decretare ciò che giusto non è, normale o naturale non è . Platone, già nel IV secolo a.C. con la bellezza che lo contraddistingue, ci ha dato testimonianza dell’arretratezza della nostra cultura.

Quel dialogo…fa più o meno così:

“Mi sembra che gli uomini non si rendano assolutamente conto della potenza dell’Eros. […] Dunque cercherò di mostrarvi la sua potenza, e voi fate altrettanto con gli altri. Ma innanzitutto bisogna che conosciate la natura della specie umana e quali prove essa ha dovuto attraversare. Nei tempi andati, infatti, la nostra natura non era quella che è oggi, ma molto differente. Allora c’erano tra gli uomini tre generi, e non due come adesso, il maschio e la femmina. Ne esisteva un terzo, che aveva entrambi i caratteri degli altri. Il nome si è conservato sino a noi, ma il genere, quello è scomparso. Era l’ermafrodito […] La ragione per cui c’erano tre generi è questa, che il maschio aveva la sua origine dal Sole, la femmina dalla Terra e il genere che aveva i caratteri d’entrambi dalla Luna, visto che la Luna ha i caratteri sia del Sole che della Terra. […] Per questo finivano con l’essere terribilmente forti e vigorosi e il loro orgoglio era immenso. Così attaccarono gli dèi […]. la-meta-delle-metaAllora Zeus e gli altri dèi si domandarono quale partito prendere. […] Dopo aver laboriosamente riflettuto, Zeus ebbe un’idea. “lo credo – disse – che abbiamo un mezzo per far sì che la specie umana sopravviva e allo stesso tempo che rinunci alla propria arroganza: dobbiamo renderli più deboli. Adesso – disse – io taglierò ciascuno di essi in due, così ciascuna delle due parti sarà più debole. Ne avremo anche un altro vantaggio, che il loro numero sarà più grande. […] Detto questo, si mise a tagliare gli uomini in due, come si tagliano le sorbe per conservarle, o come si taglia un uovo con un filo. […] Quando dunque gli uomini primitivi furono così tagliati in due, ciascuna delle due parti desiderava ricongiungersi all’altra. Si abbracciavano, si stringevano l’un l’altra, desiderando null’altro che di formare un solo essere. […] E quando una delle due metà moriva, e l’altra sopravviveva, quest’ultima ne cercava un’altra e le si stringeva addosso – sia che incontrasse l’altra metà di genere femminile, cioè quella che noi oggi chiamiamo una donna, sia che ne incontrasse una di genere maschile. […] Dunque ciascuno di noi è una frazione dell’essere umano completo originario. Per ciascuna persona ne esiste dunque un’altra che le è complementare, perché quell’unico essere è stato tagliato in due, come le sogliole.

E’ per questo che ciascuno è alla ricerca continua della sua parte complementare. Stando così le cose: tutti quei maschi che derivano da quel composto dei sessi che abbiamo chiamato ermafrodito si innamorano delle donne, e tra loro ci sono la maggior parte degli adulteri; nello stesso modo, le donne che si innamorano dei maschi e le adultere provengono da questa specie; ma le donne che derivano dall’essere completo di sesso femminile, ebbene queste non si interessano affatto dei maschi: la loro inclinazione le porta piuttosto verso le altre donne ed è da questa specie che derivano le lesbiche. I maschi, infine, che provengono da un uomo di sesso soltanto maschile cercano i maschi. Sin da giovani, poiché sono una frazione del maschio primitivo, si innamorano degli uomini e prendono piacere a stare con loro, tra le loro braccia. Si tratta dei migliori tra i bambini e i ragazzi, perché per natura sono più virili. Alcuni dicono, certo, che sono degli spudorati, ma è falso. Non si tratta infatti per niente di mancanza di pudore: no, è i loro ardore, la loro virilità, il loro valore che li spinge a cercare i loro simili. […]

Queste persone – ma lo stesso, per la verità, possiamo dire di chiunque – quando incontrano l’altra metà di se stesse da cui sono state separate, allora sono prese da una straordinaria emozione, colpite dal sentimento di amicizia che provano, dall’affinità con l’altra persona, se ne innamorano e non sanno più vivere senza di lei – per così dire – nemmeno un istante. E queste persone che passano la loro vita gli uni accanto agli altri non saprebbero nemmeno dirti cosa s’aspettano l’uno dall’altro. Non è possibile pensare che si tratti solo delle gioie dell’amore: non possiamo immaginare che l’attrazione sessuale sia la sola ragione della loro felicità e la sola forza che li spinge a vivere fianco a fianco. C’è qualcos’altro: evidentemente la loro anima cerca nell’altro qualcosa che non sa esprimere, ma che intuisce con immediatezza […].

Senza sesso, senza colore, senza età…l’amore è senza pregiudizio.

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