Siamo tutti minorenni.

Nell’attuale panorama politico e, nell’ormai ovvio, panorama bellico, il testo di Kant che di seguito riporto –  nella mia personale comprensione – mi è apparso rivelatore di quella serie di conflitti interni all’uomo che non sappiamo spiegare e che sfociano spesso in sentimenti d’odio e volontà d’oppressione. 

Il piccolo intervento kantiano nel dibattito intorno alla domanda “Che cos’è l’illuminismo” (Was ist Aufklärung?) risale al 1783/1789. Nel testo si evince subito con chiarezza, che il filosofo tratta del concetto filosofico dell’illuminismo e non del movimento delle idee illuministiche in generale. Per Kant l’illuminismo è l’uscita dallo stato di minorità degli uomini, minorità intesa come l’incapacità di usare il proprio intelletto senza la guida di un altro. La colpa di questa minorità è imputabile a se stessi, quando non dipende da un difetto naturale, perché non si ha il coraggio (sapere aude!) di utilizzare la propria intelligenza: c’è un libro che pensa per me, una guida spirituale che ha coscienza per me, un medico che si occupa della mia salute ecc..

Questi tutori, come li etichetta Kant, ci impediscono di uscire da questo stato di minorità. Più facile è che un pubblico di persone – se gli si lascia la giusta  libertà – si illumini, questo perché in una folla ci sono sempre (seppur pochi)  liberi pensatori che, staccati ormai dal tutoraggio della propria vita, diffonderanno sentimenti come la stima del proprio valore, e la vocazione a pensare da se’.

Per far si che questo rischiaramento avvenga occorre libertà, precisamente: la libertà di fare pubblico uso della propria ragione, in tutti i campi. L’uso pubblico della ragione si contraddice a quello che Kant chiama: l’uso privato della ragione, ossia l’uso che un uomo può fare solo se ha una certa funzione civile di cui è investito. Uomini investiti in cariche governative, ad esempio, considerano se stessi parte della comunità è quindi si rivolgono al pubblico ragionando, ma senza contrastare o ledere l’attività che rappresentano. 

Kant per rendere questo concetto utilizza la figura dell’ecclesiastico, il quale – dovendo insegnare il catechismo ai bambini in qualità di funzionario della Chiesa – espone il credo religioso anche se egli stesso non lo sottoscriverebbe con piena convinzione. In caso contrario dovrebbe dimettersi. Kant continua chiedendosi se una società di ecclesiastici, obbligati per giuramento ad un certo credo, può imporre questo credo al popolo senza possibilità di cambiamento. Ovviamente no, Kant considera quest’imposizione un crimine contro la natura umana. Gli uomini di Chiesa, in quanto cittadini e studiosi, devono essere liberi di poter fare le proprie osservazioni pubblicamente. Un uomo può scegliere per la propria persona (e non per altri) di non illuminarsi, anche se vietarselo (ancor peggio vietarlo ai posteri) significa, per Kant, violare e calpestare i diritti dell’umanità.

Un monarca, in quanto portavoce della volontà del popolo, deve lasciare liberi i propri cittadini di seguire il proprio credo assicurandosi che nessuno impedisca la libera attività dell’altro.  Kant si chiede se viviamo in un’età illuminata: no, non lo siamo. Viviamo in un’età non illuminata, ma d’illuminismo perché siamo molto lontani da una situazione in cui gli uomini possano avvalersi con sicurezza del proprio intelletto nelle cose religiose, ma nonostante tutto è un’età aperta alla possibilità che ogni uomo possa emanciparsi in tale senso. Quest’età dell’illuminismo è, per Kant, il secolo di Federico II, principe che lascia agli uomini libertà nelle cose di regione e in generale nelle cose che riguardano la coscienza. Per il filosofo, tra gli stati di minorità in cui vivono gli uomini, la minorità in campo religioso è quella più dannoso e più umiliante. 

Nonostante tutto però, il monarca illuminato, che non ha paura delle ombre e dispone di un esercito numeroso può dire: “ragionate quanto volete, ma ubbidite!” E questo per Kant genera un paradosso: maggiore grado di libertà civile sembra favorevole alla libertà dello spirito del popolo, ma pone limiti invalicabili. Questo porta gli uomini a comportarsi come una macchina. La tendenza ad esercitare il libero pensiero è proprio degli uomini e non delle macchina.

Tutto questo per dire cosa? Che non usciremo mai da questo stato di minorità in cui siamo ancora immersi, se non inizieremo a rifiutare tutto ciò che porta l’uomo a non decidere con la propria intelligente. Assecondando il tutoraggio del governo, della Chiesa, della sanità e di qualunque altra figura o istituzione, non saremo mai liberi e non saremo mai illuminati.

Suania Acampa

Fonti:

Immanuel Kant, Beantwoetung der Frage: Was ist Aufkärung

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...