#JesuisPalmira, #JesuisKhaledAssad

PalmyraPanoramaZoom

Prima d’ora non avevo mai sentito parlare dello studioso ed archeologo Khaled Assad, e mi stringe il cuore leggere di lui soltanto dopo la sua morte. Quello che possiamo sapere della sua vita ora, è che Khaled Assad aveva 82 anni quando è stato barbaramente ammazzato dai fanatici dello Stato islamico. Era ex capo della direzione generale delle antichità e dei musei di Palmira, era famoso nel suo ambiente per i numerosi lavori scientifici sull’antica città romana, pubblicati su riviste archeologiche internazionali, inoltre era conosciuto per la sua profonda conoscenza dall’arte antica. Nel corso degli ultimi decenni lo studioso aveva preso parte a missioni archeologiche statunitensi, francesi, tedesche e svizzere.

150819-khaled-al-asaad-jpo-422a_d2419ae957b32c2522148260cf754797.nbcnews-ux-2880-1000Khaled Assad era un uomo da leggere e da far conoscere anche a chi di archeologia non ne capisce niente, perché era un uomo dedito alla bellezza, alla cultura e all’arte; una dedizione che non esiste più. una dedizione che l’ha portato alla morte. Si, perché Khaled Assad  ha fatto il possibile per nascondere centinaia di manufatti, reperti archeologici e statue antiche in un luogo sicuro, prima che gli estremisti dello Stato islamico arrivassero a distruggere quel piccolo grande pezzo di storia antica. Nonostante i consigli di amici e colleghi, che cercarono di convincerlo ad andare via da lì per non correre rischi, lo studioso ha scelto di restare:come un capitano che non abbandona mai la sua nave. Gli uomini del Califfato l’hanno imprigionato per quattro settimane, torturato affinché rivelasse dove aveva nascosto i reperti romani, poi gli hanno tagliato la testa e l’hanno appeso ad un palo qualsiasi della moderna città di Palmira, lontano da tutta quella bellezza che aveva cercato di custodire. 

4d9d87cf53e2eNon me la sento di definire uomini gli affiliati all’Isis, non me la sento perché offenderei la memoria di quegli uomini che nel II millennio a.C.  hanno costruito Palmira (allora nota col nome di Tadmor) perché fungesse da oasi, nel deserto siro-arabo, a tutti i mercanti che avevano bisogno di  ristoro  nel loro viaggio, a metà strada tra il Mediterraneo e l’Eufrate. Chiamata  “Sposa del Deserto”, l’antica città romana di Palmira, in Siria, è considerata dall’Unesco patrimonio dell’umanità, di quell’umanità che sente ancora di appartenere alla storia di civiltà millenarie che ci hanno dato la civiltà. Una civiltà (dal latino civilĭtas)  intesa come l’insieme delle qualità e delle caratteristiche del membro di una comunità;  una civiltà che lo Stato islamico non ha assimilato o che ha oramai dimenticato di possedere. 

Palmira1Costruita a ridosso del versante orientale d’una linea di colline che limitava la pianura damascena, Palmira si scorgeva all’orizzonte grazie alle sue alte torri sepolcrali. Una volta giunti si poteva ammirare la grandiosità dell’arte antica e l’ingegnosità del popolo romano che, di quella civilĭtas sopra citata, ne furono padri. Grazie alla politica orientale di Augusto, volta a stabilire relazioni non ostili coi Parti ( pur senza stringere con essi un vero trattato di pace: tra Roma e la Persia) Palmira venne divenne un territorio neutro, attraverso il quale si svolgeva intenso il traffico commerciale tra l’Oriente e l’Occidente. Le merci orientali, sia per via di terra sia risalendo il corso dell’Eufrate, venivano accentrate a Dura e di là trasportate a Palmira, dove si formavano le carovane che, attraverso il deserto e sotto la scorta di milizie palmirene, si recavano ai grandi mercati di Emesa e Damasco.

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Il tragico avvenimento genera un misto di rabbia e tristezza, soprattutto se si pensa  che l’attacco terroristico del 7 Gennaio contro la sede del giornale satirico Charlie Hebdo, provocò un indignazione planetaria: il popolo mediatico fu pronto a condividere la propria solidarietà attraverso l’hashtag  #jesuischarlie. furono organizzate fiaccolate, manifestazioni e quant’altro. Invece, la notizia della distruzione di Palmira e del barbaro assassinio di Khaled Assad è passata non solo nel silenzio dei presidenti e ministri occidentali, ma soprattutto nel silenzio mediatico di tutti quelli che erano Charile ieri, ma che non sono Palmira oggi. 

 

Suania Acampa

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