Bonheur, Felicità, Epifania: la ricerca di qualcosa fuori o dentro di noi.

felicit6«Ci sono, nella vita intellettuale di uno studioso (anche di quello a metà dell’opera) dei luoghi in cui di tanto in tanto si ritorna, come una sorta di patria perduta. In questi luoghi si ritrovano alcuni segnavia profondamente radicati: pensieri, intuizioni emozioni (talvolta anche fisiche) che hanno più o meno funzionato in maniera positiva o persino destabilizzante nelle fasi più mature della propria formazione. Sono luoghi pieni di libri, spesso anche malintesi perché letti con esperienza; e luoghi pieni di pagine e appunti che a uno sguardo retrospettivo appaiono irriconoscibili o difficili da recuperare, perché al maturato senso della “corretta metodologia” risultano ingenui e avventati. E tuttavia quel luogo ci è caro e ci richiama perché vi ritroviamo una freschezza e un candore, un’innocente vivacità sacrificata alla sclerotizzante “maturità intellettuale”».

Questo è un piccolo estratto dell’opera di Paolo Amodio intitolata “Luoghi del Bonheur”. L’idea del Bonheur è linguisticamente e semanticamente lontano dalla nozione di felicità, come lo stesso autore scrive, provare anche solo a pensare di ricostruire l’idea di felicità nella storia della filosofia è un’impresa ardua. Voltaire nel suo Dizionario Filosofico definisce la felicità come lo stato continuato di un animo contento, il Bonheur invece proviene dall’esterno, alla lettera significa “buon ora”, il Bonheur è qualcosa che ci accade e si dirige verso l’ambito psicofisico e misura il mondo in termini di piacere e dolore. Sembra quasi un rimando alle epifanie proustiane: quel momento speciale in cui un qualsiasi oggetto della vita comune, una persona, un episodio diventa “rivelatore” del vero significato dell’esistenza a chi percepisce il loro valore simbolico.

Per tutta la vita bramiamo, dunque, quella sensazione di appagante armonia che disperatamente cerchiamo di identificare con il sentimento di felicità. Forse il vero sentimento di serenità verso se stessi e il mondo che ci circonda non è altro che l’insieme di questi momenti rivelatori, di questi episodi ricchi di Bonheur, meno rari ma sicuramente più intensi. Come quest’ultima, possiamo dire che il Bonheur è tale solo se condiviso? O la condivisione in se’, quella percezione di far parte di un tutto che non si conosce a fondo, è essa stessa madre pregnante di Bonheur? Una ricerca futura o passata quella della felicità? Una speranza che ci illude di un tempo che sarà, migliore o senz’altro diverso da questo; o un epifanico ritorno al passato, quella patria perduta che non esiste più se non altro nei più profondi ricordi accantonati nella soffitta della nostra mente.

Suania Acampa

FONTI

Paolo Amodio, Luoghi Del Bonheur. Elementi per un’antropologia tra libertinismi e mondo dei lumi.

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