La Napoli di Mastriani, da narratore a scrittore sociale.

190316879-ff69d5d4-5b44-4743-ab40-45c9f01122d5“Napoli non ha ancora i suoi quartieri bassi? Non vi è mai giunta la voce di certi covili, dove stanno ammassati padri, figli, madri, senza aria, senza luce, tra lordure perpetue, cenciosi, laceri, scrofolosi, anemici? Nessuno di noi ha avuto stomaco di andare lì e studiare quella miseria: il disgusto ce ne allontana. Ebbene, questo coraggio ha avito Zola in Parigi”. Queste sono le parole di Francesco De Sanctis tratte dal saggio su Zola e l’Assomoir del 1879. Eppure ci appare strano, perché a Napoli nel frattempo erano stati già pubblicati i tre romanzi intitolati “I Misteri di Napoli”,  il più celebre dei quali è quello del 1869-71 scritto da Francesco Mastriani. Siamo negli anni della diffusione in tutta Italia della repressione del Brigantaggio e dell’idea che nel Sud e nella sua capitale, Napoli, il crimine spadroneggiava e la corruzione era diffusa in tutti gli strati sociali. Nel libro di Mastriani, Napoli è ancora una città borbonica e probabilmente unica autentica metropoli italiana.

sergiosiano-vascio-s-agostino-alla-zecca-fujentiL’opera ebbe una grossa fortuna in tutta Italia, e tutto nella scrittura di Mastriani ha la forza dell’osservazione diretta,  i suoi personaggi sono modellati sul vero e non sugli stereotipi, ebbe una tal fortuna che fu imitato anche all’estero dall’italoamericano Bernardino Ciambelli. Possiamo dire che fu questo l’Archè che ha partorito tutta la letteratura contemporanea che racconta di Camorra. Nella nuova edizione edita dalla Elliot, si può ritrovare – nel profumo delle sue mille pagine – il piacere di una letteratura estremamente coinvolgente, e ritroviamo così tutte le vicende di alcune categorie della società partenopea dell’epoca: dalla malavita ai baroni, dalla nobiltà decaduta ai camorristi.


piazza-garibaldi-napoli-comera-640x427Attraverso la narrazione, l’autore descrive tutti gli ambienti più caratteristici della criminalità napoletana, tra le quali non mancano, però, dei personaggi di degna considerazione quali ad esempio la celestiale Marta o il pio Onesimo. L’azione centrale si svolge nella fase decadente della dinastia Borbonica dal 1848 al momento dell’arrivo a Napoli dei Piemontesi. Fin dall’inizio appaiono chiare le tendenze dell’autore verso un socialismo utopistico dove si intrecciano il romanzo di appendice con lo studio sociologico delle classi sociali dell’epoca condito di esaltazione di idee e sentimenti per un ambiente multicolore, quale quello meridionale, studiato per aggiungere all’opera quella poesia popolare che ne conferisce un sapore aulico.

La Napoli Mastriani più che una città è un mini mondo accuratamente descritto, da Secondigliano al centro di Capri, punteggiato di riflessioni in cui il narratore si trasforma in scrittore sociale.

Suania Acampa

ritrattoIl forestiero che entri in Napoli dalla detta porta non si forma certamente un bel concetto della nostra città. Tutto quell’ampio spiazzato che è al di là della Porta Capuana vedesi ingombro di rozzi veicoli di ogni sorta, che imballano la gente per tutti i vicini paeselli. Più in qua, è un vero mercato, anci un inferno perpetuo; bettole all’aria aperta, friggitori, maccheronai, ripostieri, sorbettai, maruzzari, pescivendoli, fruttaioli, ed ogni maniera di venditori di roba da mangiare schierano lò le loro tende, le loro merci, invitando gli avventori a gustare di quelle briose merende.

F. Mastriani. Parte terza, libro II, cap. XVII, p. 967

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