Virgilio e le api: riflessione sulla società italiana di oggi.

“Oggi, in un triste strascico portato dietro dagli anni ’90, viviamo una disgregazione della società la quale, sempre meno, ricorda da dove viene e quasi mai sa dove sta andando”

09_01_datrosaE’ difficile ammettere che Virgilio abbia impiegato circa dieci anni per la composizione di 2200 versi delle Georgiche, la cui lunga gestazione riflette evidentemente un periodo carico di mutamenti politici,  che lascia una grande impronta nell’opera. Virgilio ha lavorato ai primi due libri in una fase davvero convulsa e a tratti drammatica della politica e della storia di Roma, lasciando ai romani il messaggio della necessità di svolgere nel labor il ruolo di cives. 

Nel III e IV libro delle Georgiche sembra che Virgilio ricorra ad un doppio livello di scrittura, assumendo su di se il ruolo di maestro del vivere, di educatore dell’uomo nuovo, del nuovo cittadino romano che è cittadino del mondo.

L’ultimo libro delle Georgiche offre una prova pratica della concezione del lavoro; il poeta smette il suo impegno didascalico affidando l’opera alla descrizione dell’organizzazione della vita delle api. La breve ma intensa descrizione della morìa delle api, offre a Virgilio un’altro squarcio sulla fenomenologia della morte, ma questa volta proiettata verso un rinnovato canto di ritorno alla vita, attraverso la bugonia che permise ad Aristeo di riavere un’altro sciame di api. Nel IV Libro quindi, il poeta descrive l’organizzazione comunitaria delle api, segnata dalla fedeltà alla casa e alle sue leggi, dalla condivisione delle risorse e dalla spartizione del lavoro, dalla disponibilità al sacrificio in vista del bene comune. Siamo nel clima del più puro idealismo augusteo.  

Virgilio ha inserito l’epillio di Aristeo per chiudere il suo poema didascalico con un intento molto importante: avocare su di se’ il ruolo di educatore, o rieducatore, di un popolo destinato a dominare il mondo. Questo popolo deve imparare attraverso il lavoro, che gli obiettivi, anche i più duri sono sempre raggiungibili puntando sulla tenacia e sull’impegno costanti, mai cedendo all’abbattimento fisico e morale, nonostante gli insulti della storia. Il cittadino di Roma deve imparare ad essere cittadino dell’età di Giove, deve acquisire la convinzione delle sue infinite capacità: e questo glielo ha insegnato Virgilio, nelle Georgiche. 

Il racconto entusiastico della vita delle api, del loro incessante lavoro, della loro fedeltà alla regina e alla società è un valido momento di riflessione alla società italiana di oggi, figlia di quella Roma tumultuosa narrata dai grandi poeti. Oggi, in un triste strascico portato dietro dagli anni ’90, viviamo una disgregazione della società la quale, sempre meno, ricorda da dove viene e quasi mai sa dove sta andando. Perché studiare gli autori classici? Per non perdere di vista quello che siamo, per imparare nuovamente ad essere cittadini dell’età di Giove sui testi di un autore talmente grande, che l’umanità non ne vedrà mai più nascere un altro.

Suania Acampa

Fonti: Crescenzo Formicola, “Virgilio. Etica e Poetica Politica”, Liguori Editore.

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